Presentazione del n. 25 de “ I Quaderni del Mediterraneo”
Giovedì, 30 Gennaio 2025,la nostra Associazione ci ha offerto un’altra imperdibile occasione di approfondimento culturale : la presentazione del 25mo numero della collana “ I quaderni del Mediterraneo “ diretta dal Prof. Paolo Giansiracusa, contenente, oltre a svariati saggi di diversi argomenti , due articoli della Dott.ssa Lidia Messina ( già direttrice dell’Archivio di Stato di Siracusa) sul Castrum Vetus di Lentini e sulla presenza benedettina nel nostro territorio.
L’interessante evento è stato ancora una volta ospitato dall’Istituto di Istruzione Superiore “A. Moncada” ( che già ci aveva splendidamente accolto in occasione del conferimento del premio Pisano Baudo, svoltosi nello scorso mese di Novembre), il cui personale, docente e non, ed alunni hanno nuovamente dato prova delle grandi potenzialità della loro scuola: un’accoglienza ineccepibile da parte dei simpatici ragazzi, un’ospitalità di tutto rilievo, culminata nell’offerta di un buffet, prima dell’inizio dell’incontro: una deliziosa “ merenda”, a base di gustosi dolci preparati dai bravi alunni dell’Istituto, sotto la guida dei sapienti insegnanti, accompagnata dall’offerta di bevande calde e succhi di frutta.
Nell’Aula Magna della scuola, è iniziato quindi l’incontro, che ha visto la numerosissima partecipazione di soci e cittadini, richiamati dall’interesse degli argomenti trattati.
Dopo i saluti del Presidente della nostra Sede, prof. Filadelfio Inserra, che ha ricordato il profondo rapporto dell’Archeoclub con il prof. Giansiracusa, protagonista di numerosi incontri culturali, nei quali ci ha ammaliati con la sua risaputa capacità affabulatoria, ha preso la parola la Dirigente scolastica del Moncada, prof.ssa Mariella Cocuzza, che ha ringraziato l’Archeoclub e gli intervenuti, per la bella occasione di approfondimento culturale offerta alla sua scuola.
È quindi intervenuto il prof. Pippo Cosentino, past President dell’Associazione, attuale Responsabile Regionale Archeoclub, che ha ricordato con nostalgia gli anni trascorsi da preside in questo Istituto, che ha rappresentato un’eccellenza, per l’ampiezza dell’offerta formativa nel campo enogastronomia e dei servizi alberghieri, e che oggi, purtroppo, per incomprensibili scelte politiche, è stato accorpato ad altri istituti superiori, perdendo così la propria autonomia, con intuibili risvolti negativi sulla comunità locale.
Questo deve indurre l’opinione pubblica ad una forte presa di posizione, per difendere l’autonomia di un Istituto di importanza fondamentale non solo sotto l’aspetto didattico, ma anche economico, considerate le potenzialità di sbocchi lavorativi, in un territorio che può avere una forte vocazione turistica : e in questo l’Archeoclub può essere di forte stimolo, così come avvenuto per il Kouros , ritornato al nostro Museo Archeologico anche grazie all’impegno della nostra Associazione, oltreché della collettività tutta.
Il prof. Giansiracusa, nella sua presentazione dell’incontro, e della collana da lui diretta da oltre 25 anni, ha tenuto a sottolineare la valenza di questa iniziativa editoriale, che non riguarda solo realtà culturali del nostro territorio ma abbraccia l’intera area del Mediterraneo, come suggerisce il titolo stesso, coinvolgendo un nutrito gruppo di studiosi interessati alla conservazione ed alla valorizzazione dei Beni Culturali, con un focus, quindi, molto affine a quello dell’Archeoclub.
Il numero 25, ad esempio, oltre a vari saggi su diversi argomenti di natura artistica e storica, contiene un interessante articolo su un argomento di estrema attualità, l’Intelligenza Artificiale ed i suoi complessi rapporti con l’Arte, e degli ambiti di applicazione di questa tecnologia in un campo in cui le emozioni e la creatività dell’artista sono insostituibili, che l’I.A. non potrà mai replicare.
Il prof. Giansiracusa ha quindi lasciato la parola alla Dott.ssa Lidia Messina, autrice, come detto, dei due articoli che riguardano più direttamente il nostro territorio.
Grazie alla sua passata attività di archivista prima e direttrice poi dell’Archivio di Stato di Siracusa, la studiosa ha avuto modo di accedere ad importanti documenti dell’epoca, approfondendo argomenti ai quali poi si è particolarmente appassionata, aggiungendo nuovi ed importanti tasselli a pezzi della storia del nostro territorio.
Ed ora, cessata la sua attività lavorativa, continua come ricercatrice le sue complesse indagini, diventando uno dei più attivi collaboratori della collana diretta dal prof. Giansiracusa.
Con una dotta ed approfondita relazione, la studiosa ci ha condotto alla scoperta della storia di uno dei più importanti monumenti del nostro territorio: il Castrum Vetus, che noi conosciamo come “ Castellaccio”, voluto da Federico II e realizzato da Riccardo da Lentini, probabilmente sul sito di una più antica fortificazione ( Castello Bricinna), che l’imperatore fece ristrutturare e consolidare, attorno al 1200 d.c.; nei documenti dell’epoca, oltre a questa struttura ( che aveva utilizzi soprattutto militari) viene citato anche un “ castellum novum” ( di cui oggi si sono perse le tracce) che aveva una destinazione più “ mondana” ( luogo di riposo dell’imperatore e della sua corte).
Le più antiche testimonianze sull’argomento sono costituite dalle cosiddette “lettere Lodigiane” inviate da Federico II a Riccardo da Lentini ( con precise indicazioni sulle tecniche di fortificazione della struttura) e ad altri funzionari reali, per autorizzare spese per la gestione del “ Castrum”, che , come detto, ebbe destinazione prettamente militare e carceraria, e fu assegnato a diverse famiglie nobili del territorio, fra cui quella dei Gargallo.
Con il terremoto del 1542, che danneggiò seriamente la struttura, iniziò la decadenza del Castello, non più adatto a difendere il territorio dalle minacce nemiche, in particolare dalle invasioni turche: questa circostanza contribuì probabilmente alla fondazione della Città di Carlentini, che avrebbe potuto assolvere meglio alla funzione di difesa del territorio.
Il Castrum divenne così specialmente luogo di detenzione , come testimoniano i numerosi documenti dell’epoca citati dalla Dott.ssa Messina, attraverso i quali è stato possibile ricostruire la composizione dei vari locali adibiti a prigione, ed il numero dei detenuti stessi.
Recenti lavori di restauro eseguiti nei primi anni del 2000 hanno svelato un locale sotterraneo, la sala Ipogea, che potrebbe essere stato utilizzato a scopo detentivo.
Nelle vicinanze del Castello si trovano numerose grotte ( una delle quali denominata “ delle palle” per la presenza di numerosi proiettili di pietra rinvenuti all’interno), che fanno ipotizzare un collegamento segreto con il Castrum, e quindi una via di fuga, in caso di assedio.
La attività della fortezza continuò, con una certa intensità, sino al 1693,quando il disastroso sisma della Val di Noto danneggiò in modo irreversibile la struttura, che venne definitivamente abbandonata, mentre il materiale crollato fu utilizzato per la ricostruzione del paese.
La interessante conferenza della dott.ssa Messina è quindi proseguita con una relazione sulla presenza del monachesimo benedettino nella nostra città, dove si ritiene che San Mauro abbia fondato, nel VI secolo, un convento, sotto la regola di San Benedetto, sulla collina che ancora oggi porta il suo nome, nella omonima Grotta, ove si trovano piccole celle ed affreschi di carattere religioso.
Testimonianze di questa presenza benedettina risultano dalla visita pastorale del Vescovo Capobianco, nel 1650, alla Chiesa di San Michele Superiore, dai cui atti si ricavano indicazioni attendibili circa il fatto che essa potesse essere, in origine, il convento fondato da San Mauro.
Maggiori elementi di certezza presenta la storia del monastero di suore benedettine fondato dalla nobildonna Agata Timera, che nel 1478 fece una donazione destinata alla creazione di un convento nella casa di sua proprietà: il terremoto del 1542 danneggiò la struttura , e le suore sopravvissute furono costrette in locali disagiati, fino a quando il vescovo di Siracusa ne dispose il trasferimento nel convento di San Marziano, condiviso con monache Clarisse.
La complessa ed articolata storia dell’ insediamento benedettino è stata supportata con la lettura di numerosi documenti dell’epoca, riguardanti atti di assegnazione, di vendita, donazioni , visite pastorali, che consentono di ricostruire, in parte, le intricate vicende di questo cenobio.
Con l’apprezzata offerta all’Archeoclub, da parte della relatrice, di alcune copie dei preziosi documenti oggetto delle sue ricerche, e con l’omaggio, da parte dell’Archeoclub di due libri ( “Guida all’Archeologia di Leontinoi ” di Massimo Frasca e “Lu deci di Maju 1892 e lu dui di Settemmuru 1517 ” di Alfio Falcia oltre che un omaggio floreale alla Dott.ssa Messina, ed alla Dirigente Scolastica Dott.ssa Cocuzza, si è conclusa questa interessante e partecipata serata.